volontari del garda
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Gruppo Volontari d/Garda-Ente Morale D.P.R 03-11-87 Dipartimento Protezione Civile Roma - Reg. Volontario N.9398/145 DPGR
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In caso di terremoto

terremoto1Se siamo a scuola:
Allontanarsi dalle finestre e vetrate, durante il terremoto si trasformano in pericolosissime“taglierine”. Rifugiarsi subito sotto il banco. Non appena terminata la scossa avviarsi verso l’uscita della classe in modo ordinato ed in fila indiana, mentre l’apri fila provvederà ad aprire la porta. Gli insegnanti prima di abbandonare l’aula raccolgono il registro di classe (serve per il censimento) e si accertano che tutti gli alunni siano usciti. L’apri fila ha il compito di aprire le porte e guidare i compagni verso il punto di raccolta tenendo il primo della fila per mano, si accerterà che sia completato il passaggio delle classi secondo le precedenze stabilite dal piano. Il chiudi fila ha il compito di assistere eventuali compagni in difficoltà, accertarsi che nessuno sia rimasto nell’aula, chiudere la porta e controllare che la fila non si interrompa. Mantenere un comportamento attento, responsabile, privo di manifestazioni di panico, restare in assoluto silenzio ed attenersi a tutte le disposizioni impartite dagli insegnanti. Nella discesa delle scale procedere ordinatamente lungo il muro perimetrale, evitando di correre e spingersi. Non spingere i compagni durante il percorso. Cercare invece di mantenere, senza correre, una velocità costante e comune al flusso. Comportarsi come se stessi passeggiando in fila indiana. Non cambiare fila e non ondeggiare camminando. Non bisogna usare ascensori. Per lo sgombero dell’edificio le classi utilizzeranno le uscite (normali e di sicurezza) a seconda dell’aula o del laboratorio in cui si troveranno al momento della segnalazione di allarme. Le classi in palestra usciranno dalla porta esterna della stessa, e si porteranno nel cortile antistante o retrostante l’istituto. Avviarsi verso il luogo sicuro di raccolta indicato nella locandina affissa alla parete dell’aula. Ogni docente porterà con sé il registro di classe, raggiunto il punto di raccolta, verificherà con la scheda (modulo di evacuazione) che tutti i suoi studenti siano usciti. Attendere con ordine, in silenzio e con calma, l’arrivo dei soccorsi e/o le eventuali e successive disposizioni.

Se il terremoto ci sorprende in casa

Al manifestarsi della scossa raggiungere con calma i luoghi del locale precedentemente individuati come più resistenti e sicuri (muri portanti, sotto le architravi, ecc…) cercando di addossarsi alle pareti, piuttosto che verso il centro della stanza, mantenendosi a distanza da mensole, lampadari, quadri, specchi, finestre od oggetti che potrebbero caderci addosso. Avendone la possibilità accovacciarsi sotto un tavolo robusto od un letto per ripararsi da eventuali oggetti in caduta: lo scopo è di realizzare una “cellula di sopravvivenza” che ci protegga in attesa degli eventuali soccorsi. Ripararsi la testa con cuscini, indumenti od altro. In mancanza ci si può riparare la testa con le braccia, mantenendosi in posizione eretta (per evitare che la schiena divenga bersagli di oggetti in caduta) mettendo le mani sulla nuca (la punta delle dita deve essere rivolta verso il basso), tenendo gli avambracci sulla testa e tentando di unire i gomiti davanti alla fronte. Durante la scossa non ci si deve spostare dal locale che ci ospita che, comunque sia, è il luogo più sicuro al momento disponibile. Durante la scossa non si deve tentare di abbandonare la casa perché correremmo il rischio di essere travolti dagli elementi architettonici del fabbricato che per loro natura sono più deboli (cornicioni, balconi, coperture dei tetti, ecc…). Durante la scossa non accendere fiamme libere (accendini, fiammiferi od altro). Non appena la scossa è terminata procedete con cautela verso la porta di uscita dal locale cercando di saggiare la resistenza del solaio con i piedi (lo si fa scaricando progressivamente il peso del corpo sul piede anteriore cercando di percepire gli eventuali movimenti del solaio): se si hanno dei dubbi circa la resistenza dell’appoggio, desistere! Se il terremoto ci ha sorpreso di notte, oppure se il locale è buio, evitare di accendere fiammiferi od accendini procedendo lentamente strisciando i piedi e proteggendo il corpo da eventuali oggetti (lo si fa portando braccia davanti al corpo piegandole una in senso verticale, e l’altra in senso orizzontale). Prima di abbandonare i locali, se esistono sufficienti margini di sicurezza, spegnere gli interruttori elettrici generali e i rubinetti di acqua e gas. L’architrave della porta durante la scossa potrebbe aver ceduto rendendone difficoltosa l’apertura: non cercate di strattonare la porta prima di esservi assicurati della tenuta della muratura soprastante. Per scendere dai piani superiori non utilizzare gli ascensori, ma le scale che devono essere percorse con cautela cercando di scaricare il peso del corpo sul lato della parete d’appoggio. Una volta usciti in strada allontanarsi dalle costruzioni potrebbero cadere oggetti (insegne, intonaci, vetri, cornicioni, muri pericolanti, tegole, ecc…) Prestare attenzione agli oggetti pericolosi che possono trovarsi per terra (fili della corrente elettrica, assi rotte. vetri, ecc..) ricordando che è necessario procedere ad una distanza di sicurezza minima pari all’altezza degli edifici. Dirigersi verso uno spazio aperto (piazze, giardini pubblici, ampi cortili, campo sportivo).

Comportamento
In molte situazioni di emergenza (terremoto, incendio, ecc.) che si verificano quando in determinati ambienti si realizza un’alta concentrazione di persone (scuole, cinema, supermercati, ecc.) le vittime ed i feriti che si riscontrano possono essere spesso causati da precise alterazioni nei comportamenti dovute al panico. Per panico s’intende una particolare condizione che fa perdere alcune capacità fondamentali per la sopravvivenza, quali l’attenzione, la capacità del corpo di rispondere ai comandi del cervello e la facoltà di ragionamento; ha, inoltre, due spontanee manifestazioni che se non controllate costituiscono di per sé un elemento di grave pericolo: istinto di coinvolgere gli altri nell’ansia generale (invocazione di aiuto, grida, atti di disperazione, ecc.)istinto alla fuga, in cui predomina l’autodifesa, con tentativo di esclusione anche violenta degli altri con spinte, corse in avanti ed affermazione dei posti conquistati verso la via della salvezza.

Risultato:
tutti si accalcano istintivamente ed in modo disordinato alle uscite di sicurezza e così facendo le bloccano, impedendo ad altre persone, magari meno capaci fisicamente, di portarsi in salvo all’esterno.
I comportamenti di cui abbiamo parlato possono essere modificati e ricondotti alla normalità se il sistema in cui si evolvono è preparato e organizzato per far fronte ai pericoli che lo insidiano. Il piano di evacuazione, con il percorso conoscitivo necessario per la sua realizzazione, può dare un contributo fondamentale in questa direzione consentendo di: essere preparati a situazioni di pericolo; stimolare la fiducia in se stessi; indurre un sufficiente autocontrollo per attuare comportamenti razionali e corretti;
controllare la propria emozionalità e saper reagire all’eccitazione collettiva. In altre parole seguire alcune semplici norme di comportamento può salvarti la vita.

Quali sono le cause dei terremoti? Epicentro ed ipocentro

I terremoti sono dovuti al liberarsi di energia all’interno del globo. Ciò viene avvertito in superficie come vibrazioni del terreno. Il punto ove tale energia si libera si trova nelle profondità del pianeta ed è chiamato ipocentro. Sulla verticale dell’ipocentro si trova epicentro, il punto della superficie dove le vibrazioni sono più violente. All’interno della terra agisce continuamente un meccanismo di alterazione di equilibri tettonici e di reazioni per il ripristino dell’equilibrio. Le spinte tettoniche liberano energia che si propaga in forma di onde sismiche, cioè onde elastiche che si muovono attraverso la crosta, il mantello e il nucleo. Queste onde possono vincere la forza che tiene assieme le rocce degli strati, provocando deformazioni elastiche degli strati rocciosi da cui deriva l’energia delle oscillazioni. terremoto2Dall’ipocentro si propagano onde sferiche (onde di volume) che raggiungono la superficie e arrivano con la massima energia all’epicentro. Da qui si terremoto3diffondono come onde superficiali, con scosse ondulatorie (in senso orizzontale) e sussultorie (oscillazioni in senso verticale. Quando le scosse sismiche interessano i fondi marini abbiamo i maremoti. Ma esistono anche movimenti sismici semplicemente dovuti ai movimenti del magma o alle eruzione vulcaniche. Solitamente hanno entità piuttosto lieve e restano legati a fenomeni tettonici. Sul nostro pianeta i terremoti sono molto frequenti: fin dalla nascita della Terra, se ne possono contare circa 3000 al giorno. Fortunatamente l’ipocentro è spesso molto profondo fino a 700 km. e solo i sismografi avvertono i quasi impercettibili smottamenti del suolo. I più disastrosi terremoti si verificano invece quando l’ipocentro è molto vicino alla superficie. Le regioni più a rischio sono dette fasce sismiche e si trovano ai margini delle zone tettoniche, generalmente in corrispondenza di grandi catene montuose e della cintura circumpacifica. Per misurare l’intensità dei sismi si utilizzano la scala Richter e la scala Mercalli. La prima valuta la quantità di energia liberata, la seconda l’entità dei danni in superficie.

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La Rete Sismica Nazionale Centralizzata ha lo scopo di:

1) comunicazione tempestiva agli organi di Protezione Civile dei dati relativi alla
locazione e all’entità di ogni evento sismico;

2) produzione di informazioni scientifiche di base ( locazione ipocentrale, meccanismo focale magnitudo ).

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