sanità Volontari del Garda

Gruppo Volontari d/Garda-Ente Morale D.P.R 03-11-87 Dipartimento Protezione Civile Roma - Reg. Volontario N.9398/145 DPGR
 

.Le attrezzature dei Volontari del Garda

 

Di seguito trovi una panoramica sulle attrezzature comunemente presenti sui mezzi di soccorso in Italia. Non ho intenzione di spiegare come si usano le attrezzature.

Le foto del materiale sono state gentilmente concesse dalla e di altre ditte specializzate. Quelle di telo e zaino sono state prelevate (con autorizzazione :-) dal sito della Croce Viola Milano.

Come si è potuto notare, il soccorso sanitario è particolarmente articolato, per cui non è facile indicare le attrezzature presenti all'interno di un'ambulanza.
In particolare, la dotazione presente nel mezzo può variare in relazione all'ottemperanza delle varie leggi regionali nel settore, alle convenzioni stipulate con le singole C.O. 118, alle normative interne dell'associazione di appartenenza, al tipo di utilizzo del mezzo (servizi urgenti 118, trasporti secondari o di trasferimento, trasferimento su rianimazione).

Parlando di un mezzo che fa servizio 118, in genere sono presenti le seguenti attrezzature e presidi:

Barella autocaricante: La barella è ovviamente l'attrezzatura più importante e che si utilizza maggiormente nell'attività di soccorso sanitario, ne esistono innumerevoli modelli, in modo da adattarsi alle varie possibilità di utilizzo.

E' una barella su ruote che in genere ha un meccanismo che permette il piegamento automatico delle ruote in entrata ed in uscita del mezzo, ha la possibilità di assumere diverse posizioni, ed alcune hanno un barellino che si stacca dal resto della struttura.

Barella autocaricante


Telo: E' una struttura di tela o plastica/gomma con delle maniglie ai lati (in genere 3, oppure 4 per lato) e rappresenta il classico presidio di trasporto per i pazienti non traumatizzati che non sono in grado di muoversi.

In genere si usa quando non si può portare direttamente la barella (tipo scale, accessi difficoltosi) e si utilizza per il trasporto del paziente dal luogo del soccorso alla barella.

Telo


Sedia trasporto infermi: Anche questo è un presidio di trasporto che si utilizza per pazienti non traumatizzati, che sono in grado comunque di mantenere una posizione eretta ed hanno uno stato di coscienza vigile.

Ci sono vari modelli, ma in genere tutti si accumunano per la presenza di ruote, cinghie di fissaggio, bracci allungabili.

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NecLoc

Collare: ne esistono diversi modelli anche se i "principali" sono due, ossia il Stifneck (unico pezzo) ed il NecLoc (due pezzi). Sono presidi che permettono l'immobilizzazione del tratto cervicale del paziente, e si usano ogni qualvolta si sospetta un trauma con interessamento alla colonna vertebrale.
A lato potete vedere i collari di tipo NecLoc (a sinistra) e quelli di tipo Stifneck (a destra).

Stifneck


Barella a cucchiaio: E' il primo presidio di immobilizzazione che è stato creato; attualmente, secondo molti protocolli 118 è un presidio di sollevamento e non di trasporto, ossia viene utilizzato per spostare il paziente traumatizzato dal luogo in cui si trova, alla spinale o materassino a depressione. In genere è fatta in metallo, allungabile, con delle maniglie ai lati, e la sua caratteristica principale è la possibilità di staccarsi in due valve, in modo da poter "raccogliere" il paziente, senza obbligarlo a spostamenti.

A lato potete vedere la barella (a sinistra) e le cinghie di sicurezza utilizzate per legare il trasportato (a destra).

Barella cucchiaio   Cinghie


Asse spinale: insieme al materassino a depressione, viene considerato il presidio migliore per il trasferimento di un paziente traumatizzato.

Si tratta di un asse in materiale plastico (quindi radiotrasparente), che insieme a delle cinghie di immobilizzazione (chiamata ragno) ed a dei cuscinetti (da mettere ai lati della testa) permette una perfetta immobilizzazione del politraumatizzato.

Anche questo tipo di presidio, presenta diverse maniglie per un più facile trasporto del paziente.

A lato potete vedere la spinale (a sinistra), il ragno in posizione (sotto) ed i cuscinetti per fermare il capo (a destra).

SpinaleFermacapo
Ragno


Materassino a depressione: Si tratta di una sorta di "sacco" o "coperta" di materiale plastico, costituito da due intercapedini, all'interno del quale ci sono delle palline di polistirolo dove, eliminando l'aria presente all'interno, si compattano facendo assumere al materassino una struttura rigida. Il paziente viene quindi inserito all'interno e, mentre si utilizza la pompa (che appunto aspira l'aria presente nel sacco) per deprimere il sacco, si conforma il materassino. Una volta finita questa procedura, il paziente traumatizzato può essere trasportato senza pericoli eventuali danni.

Materassino a depressione


Trauma estricatore: Ne esistono di diversi modelli (legati alle diverse aziende che li producono) ma tutti si accumunano nel consistere in un blocco rigido associato ad un complesso di cinghie, che permettono di immobilizzare un paziente incastrato in auto, e di estrarlo in tutta sicurezza.

In realtà, sono nati anche altri utilizzi "estranei" tipo l'immobilizzazione del femore.

Trauma estricatore


Steccobende: sono dei presidi di immobilizzazione degli arti; ce ne sono di diverse misure, di diverso tipo e diverso funzionamento. Infatti le steccobende più comuni sono quelle a depressione, ossia (come con il materassino) di materiale plastico con all'interno palline di polistirolo che si compattano (rendendo rigida la struttura) con la fuoriuscita dell'aria.

Rispetto alle altre steccobende (tipo quelle rigide) hanno il pregio di una maggiore facilità a modellarsi all'arto, contro il difetto di una facile rottura e rovina.
A lato potete vedere le steccobende rigide.

Steccobende rigide


Aspiratore: è un'attrezzatura elettromedicale che permette l'aspirazione di secreti liquidi dalle prime vie respiratorie del paziente, tramite l'utilizzo di un sondino; di norma dev'essere portatile.

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Borsa di primo soccorso: è una borsa o zaino dove vi è contenuto tutto il necessario per garantire un primo soccorso.

In genere è presente un pallone ambu (adulto) con varie maschere e reservoir, canule di guedel, quindi tutto il necessario per garantire la disinfezione ed emostasi delle ferite (garze, cerotti, disinfettanti, metalline, telini sterili, ghiaccio, ecc. ecc.)

Zaino

Nel caso di un'ambulanza che fa soccorso avanzato e/o servizi di rianimazione, la dotazione è integrata da:

  • Strumentazione accessoria che utilizza medico/ip: (farmaci, laringoscopio, ecc. ecc.)
  • Saturimetro o pulsossimetro
  • Monitor defibrillatore
  • Respiratore automatico

Il pallone di Ambu

Il pallone di Ambu è autoespandibile e ciò permette di funzionare anche senza collegarlo a una sorgente di gas e quindi utilizzando l'aria ambiente. Esso si può comunque collegare all'erogatore di ossigeno e dall'altro estremo va inserita la maschera facciale che deve avere la camera d'aria, che aderisce al volto, ben gonfia e che deve essere retta a tenuta intorno alla bocca e al naso del paziente.
Quando il pallone viene spremuto, una valvola unidirezionale, situata all'estremità del pallone, convoglia l'aria nelle vie aere del paziente. L'espirazione è passiva e la valvola convoglia l'espirato nell'ambiente, mentre il pallone autoespandibili aspira al suo interno nuova area.

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L’aspiratore
E' un apparecchio destinato ad essere utilizzato per liberare le prime vie respiratore, compreso il cavo orale, da sostanze liquide, dense, viscose o solide di ridotte dimensioni, Queste, infatti, se inalate, potrebbero facilmente provocare il soffocamento e la morte del paziente.

Sui nostri mezzi ne abbiamo di due tipi: uno funzionante ad ossigeno o ad aria compressa che è fisso in ambulanza, l'altro portatile, a motore elettrico alimentato dalla batteria.

Per effettuare una corretta aspirazione si utilizzano gli appositi sondini di varia misura, questo a causa della diversa consistenza dei materiali da aspirare, o la cannula di Yankauer. I primi, di materiale morbido e con la punta arrotondata, permetterebbero di arrivare ad spirare materiale fin nel laringe ed oltre, ma è assolutamente sconsigliabile eseguire tali manovre a personale non esperto in quanto può produrre gravi problemi di difficile soluzione e di estrema pericolosità per il paziente.

Di facile esecuzione è invece la pulizia del cavo orale e deve fare uso tramite aspirazione. A questi scopo è di più facile utilizzo la cannula di Yankauer anche per la forma lievemente curva che permette una migliore manovrabilità, per la rigidità e la lunghezza più adeguata al cavo orale. E' assolutamente sconsigliato l'uso di sondini lunghi tagliati con le forbici in quanto la punta diventa tagliente e quindi potrebbe ferire le mucose del cavo orale e faringeo. Il sondino o la cannula di Yankauer usati per l'aspirazione vanno gettati dopo l'uso.

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Canula di Majo o Guedel

E' una cannula di materiale plastico dotata di un rinforzo nella zona dove, una volta posizionata in modo adeguato, si appoggeranno le arcate dentarie del paziente.

Serve a mantenere pervie le prime vie respiratorie tenendo ferma la lingua sulla base della bocca, impedendone di cadere all'indietro andando ad ostruire il passaggio dell'aria nella faringe. Si inserisce nel seguente modo: per prima cosa va definita la dimensione necessaria misurando approssimativamente la lunghezza che dovrà essere circa pari al tratto tra la parte anteriore delle labbra e l'angolo della mandibola; quindi la si dovrà inserire delicatamente nel cavo orale puntando verso il palato posteriore (palato molle) fino a che si farà fatica a proseguirne l'inserimento nella bocca. A questo punto si dovrà ruotare la cannula di 180° e finire di inserirla portando il boccaglio a contatto delle labbra.
Bisogna fare attenzione a non spingere indietro la lingua inserendo in bocca la cannula.

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L'APRIBOCCA A VITE:
E' utile per aprire la bocca a pazienti in cui la contrazione muscolare dovuta a crisi tetaniche, epilettiche o a seguito di folgorazioni, non permetterebbe una corretta assistenza respiratoria. Impuntando l'apribocca tra i denti, il più lateralmente possibile (per esempio a livello dei primi molari) e avvitando, si ottiene l'apertura della bocca il che ci permette di inserire nel cavo orale la cannula di Guedel, di aspirare il paziente e di assisterne la ventilazione.

 

 

 

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Il saturimetro o pulsossimetro

E' uno strumento che ci informa sul grado di saturazione di ossigeno del sangue periferico. Questo avviene tramite la lettura del letto capillare a livello ungueale. A questo scopo si inserisce un dito, è importante che sia pulito e senza smalto nell'unghia, nell'apposito ditale. Si accende poi l'interruttore e, dopo pochi secondi, appare il valore della saturazione di ossigeno sul display. Contemporaneamente a questo valore l'apparecchio ci indicherà anche la frequenza cardiaca. E' importante anche considerare che una mano "fredda" è indice di una circolazione sanguigna scarsa o ridotta e che questo può impedire un buon funzionamento del pulsossimetro stesso.

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Lo sfigmomanometro

E' formato da un manometro a pressione, da una busta contenente una sacca di plastica gonfiabile con una pompa a mano e da una valvola che serve a scaricare l'aria presente nella camera d'aria. Il manicotto dello sfigmomanometro, una volta posizionato il braccio, viene gonfiato fino a comprimere l'arteria brachiale così da impedire al sangue di passare nella stessa. Posizionando il fonendoscopio subito sotto il manicotto nella parte interna del braccio, non si ascolterà alcun rumore. Se iniziamo a sgonfiare la camera d'aria tramite la valvola lentamente, quando la pressione del sangue arterioso equilibrerà la pressione esercitata dal bracciale, il fonendoscopio inizierà a captare dei battiti. Questi indicheranno che il sangue ha ripreso a circolare nel braccio e la pressione indicata in quel momento dal manometro sarà corrispondente a quella massima (sistolica) dell'individuo in esame.
Successivamente continuando ad ascoltare con attenzione, ci sarà un momento in cui i battiti suddetti scompariranno al nostro ascolto. In quel momento la pressione indicata dal manometro sarà corrispondente a quella minima (diastolica) dell'individuo in esame.

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Copertina isotermica o metallina
Indispensabile per soccorrere traumatizzati, ustionati e affetti da colpi di calore o assideramento. La coperta isotermica è composta da un foglio in alluminio con due facce e il paziente va avvolto in essa con attenzione. Stendere la coperta sul corpo senza stringere. Lato ORO esterno per trattenere il calore, lato ARGENTO esterno per riflettere i raggi solari.

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Le forbici tipo Esmark e Robin
E' una forbice angolata che, avendo la punta inferiore arrotondata e più lunga di quella superiore, permette di tagliare gli abiti ai traumatizzati senza andare a produrre altre lesioni.

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Gli immobilizzatori degli arti arti a depressione

Sono di diverse dimensioni in modo da poterli utilizzare su diverse parti anatomiche e su individui di diverse taglie. Per immobilizzare un arto bisogna sempre partire dall'immobilizzare le articolazioni a monte e a valle di esso (ad esempio per immobilizzare un avambraccio bisognerà bloccare sia il polso che il gomito) e quindi scegliere un immobilizzatore di dimensioni sufficienti allo scopo. Una volta individuata la dimensione occorrente, si dovrà provvedere a distribuire uniformemente le palline di polistirolo all'interno dell'immobilizzatore, scegliendo un posizionamento dello stesso che permette un accesso agevole alla valvola. A questo punto si dovrà adagiare l'arto infortunato sull'immobilizzatore e poi avvolgerlo fissando adeguatamente con le strisce di velcro di cui è dotato. Si provvederà poi ad aspirare l'aria all'interno dell'immobilizzatore, per mezzo della pompa in dotazione oppure di un aspiratore, in modo da renderlo rigido, assicurandoci infine che il velcro non si sia allentato. E' importante ricordarsi, prima di qualunque manovra successiva all'aspirazione, di chiudere la valvola, impedendo all'area di rientrare e vanificare il lavoro effettuato. Altra cosa da ricordare è di pulire l'immobilizzatore alla fine di ogni servizio asportando eventuali macchie di sangue con amuchina o acqua ossigenata.

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LE BOMBOLE DI OSSIGENO

Le bombole di ossigeno che sono in dotazione sulle nostre ambulanze in numero di due su ogni mezzo hanno capienza di 7 litri e vengono caricate normalmente a 120 BAR, permettendo all'ossigeno compresso di raggiungere un volume corrispondente a 840 litri. Per individuare il numero di litri di ossigeno disponibili nella bombola è sufficiente moltiplicare la capienza della bombola (7 litri) per i BAR indicati sul manometro. E' importante capire che una bombola piena e quindi contenente 840 litri a cui è attaccato un paziente cui sono somministrati 10 litri al minuto avrà un'autonomia di circa 84 min. 1 ora e14 min.
Raccomandazioni:
·                    Non bisogna mai mettere una bombola, sia piena che vuota, in locali ove siano presenti oli, grassi o sostanze infiammabili;
·                    Non bisogna permettere il contatto di oli o grassi con valvole delle bombole, con i regolatori di pressione o con i fori di entrata (alcuni di questi a contatto con l'ossigeno provocano violente esplosioni);
·                   Mai mettere le bombole in locali molto caldi o dove siano fornelli o caldaie accese (l'ossigeno è un ottimo comburente);
·                    Non bisogna utilizzare regolatore di pressione per gas diversi da quelli a cui sono destinati;
·                  Le valvole delle bombole durante l'uso vanno completamente aperte;
·                    Si raccomanda estrema cura nel trasporto delle bombole onde evitare urti;
·                    Quando si porta a caricare una bombola è obbligatorio usare l'apposito contenitore;
·                    Bisogna riporre le bombole vuote distinguendole chiaramente da quelle piene;
·                    La bombola va sostituita, salvo casi eccezionali, solo quando completamente vuota in quanto in ambulanza è disponibile una seconda bombola e vi è un dispositivo che la attiva nel momento che si esaurisce la prima.

 

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L'EROGATORE DI OSSIGENO
L'apparecchiatura per l'ossigenoterapia in dotazione sui mezzi di soccorso è costituita da un gorgogliatore di ossigeno e da un flussometro a cui si connettono le apposite mascherine.

Nel gorgogliatore normalmente viene inserita dell'acqua che permette all'ossigeno, che è un gas secco, di umidificarsi per non irritare ed essiccare le vie respiratorie e le relative secrezioni.
C'è da dire che i tempi brevi che solitamente sono caratteristici dei servizi da noi prestati non comportano comunque danni rilevanti alle mucose respiratorie anche in assenza di acqua nel gorgogliatore e spesso, anzi, una non adeguata manutenzione dello stesso, senza un cambio frequente dell'acqua, comporta in essa la produzione di colture batteriche di tal patogenicità che diventa meno pericoloso far respirare ossigeno secco piuttosto che contaminato da tali colonie batteriche.
Inoltre l'uso delle maschere tipo Venturi che permettono la miscelazione dell'ossigeno all'aria ambiente eliminano la necessità dell'umidificazione del gas, anzi la rendono esagerata.

Il flussometro è costituito da una colonnina graduata al cui interno si muove una pallina che indica i litri di ossigeno erogati in un minuto. Solitamente in un'urgenza è bene non esagerare nell'erogazione di ossigeno esistendo situazioni patologiche che ne controindicano l'uso di alti flussi. Diventa quindi più sicuro rimanere sui 5 L/MIN con l'erogazione del gas aspettando indicazioni mediche per modificare questa quantità.

 

 Nel trasportare pazienti dimessi o trasferiti da un ospedale ad un altro o al domicilio, che abbiano indicazioni specifiche circa l'ossigenoterapia da svolgere bisognerà sapere con precisione le necessità del paziente, stimare i tempi necessari a svolgere il trasporto e valutare l'autonomia delle bombole che abbiamo sul mezzo. E' buona regola non partire sapendo già di avere necessità di rifornirsi di ossigeno durante il tragitto.


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