Complicanze diabetiche acute

DOMANDE E RISPOSTE

COS’È IL DIABETE MELLITO?[Continua a leggere...]


E’ una malattia cronicainguaribile ma curabile – dovuta a un eccesso di glucosio nel sangue per la carenza di azione dell’insulina causata da una serie di fattori che ne determinano la scarsità di produzione o il cattivo funzionamento.

Cos’è l’insulina?
L’insulina è un ormone prodotto dal nostro organismo (dalle cellule β poste nelle isole di Langerhans del pancreas) e serve a far entrare il glucosio nelle nostre cellule; se l’insulina è insufficiente, il glucosio non entra nelle cellule ma si accumula nel sangue e quindi si ha il diabete.

Cos’è il glucosio e a cosa serve?
Il glucosio è zucchero ed è la più importante fonte di energia per le cellule del nostro organismo e proprio per questo, oltre ad essere utilizzato immediatamente, viene anche immagazzinato in riserve di glicogeno.
Il glucosio, dunque, dal sangue (nel quale viene disciolto dopo il processo di digestione degli alimenti) deve essere trasportato all’interno delle cellule per essere utilizzato e immagazzinato.
L’insulina regola l’ingresso del glucosio dal sangue nelle cellule (principalmente le cellule muscolari e adipose; non nelle cellule del Sistema Nervoso).
Il deficit di secrezione insulinica o l’insensibilità alla sua azione sono proprio i due meccanismi principali attraverso cui si determina il Diabete Mellito.
La gran parte dei carboidrati nel cibo viene convertita entro un paio di ore in glucosio, e l’insulina è prodotta dalle cellule β del pancreas come esatta risposta all’innalzamento dei livelli di glucosio nel sangue (per esempio dopo un pasto), le cellule β del pancreas sono infatti stimolate dagli alti valori di glicemia e inibite dai valori bassi.
Se la disponibilità di insulina è insufficiente (deficit di insulina) o se le cellule rispondono inadeguatamente ad essa (insulinoresistenza) o se l’insulina prodotta è difettosa, il glucosio non può essere efficacemente utilizzato dal nostro organismo: la conseguenza di ciò è uno stato di carenza di glucosio nei tessuti con elevati valori nel torrente sanguigno.
In parole semplici:
- si ha il diabete quando nel sangue circola troppo zucchero (glucosio),
- l’insulina è paragonabile a una chiave per aprire una porta: se manca o non funziona bene non si potrà aprire la porta.
- In questa metafora “la porta” rappresenta i canali d’entrata delle sostanze nutritive all’interno delle cellule: se manca l’insulina (“la chiave”), o non funziona, i canali non si aprono e in particolare il glucosio ossia lo zucchero non riesce a entrare nelle cellule e non potendo entrare si accumula nel sangue aumentando a tal punto da non poter essere più trattenuto dai reni, riversandosi quindi nelle urine insieme a grandi quantità di acqua.
Quanto detto ci fa capire perché questa malattia fu chiamata Diabete che – in greco antico- significa “passare attraverso”: i glucidi ingeriti non sono utilizzati dall’organismo ma “passano attraverso” il corpo e sono eliminati con le urine che diventano dolci “come il miele”; ecco dunque spiegato perché questa forma di Diabete fu chiamata “mellito” che vuol dire “dolce come il miele”.

Ci sono diversi tipi di diabete mellito?
Sì… i principali sono:
Diabete Tipo 1 (in passato detto Insulino-Dipendente (IDDM) o di Tipo giovanile o infantile o magro o chetosico) che necessita di somministrazione di insulina sin dall’esordio (non è possibile non utilizzarla);
Diabete Tipo 2 (in passato detto Non Insulino-Dipendente (NIDDM) o di Tipo adulto o senile o grasso o non chetosico) che -tranne in alcuni casi particolari- non richiede insulina ma antidiabetici per bocca;
Diabete Gestazionale compare durante la gravidanza e solitamente (ma non sempre) si risolve con essa ma indica di una predisposizione a sviluppare, prima o poi, una forma di diabete in forma conclamata.
In Italia ci sono 3 milioni e mezzo di persone con il diabete a cui vanno aggiunti quasi 1 milione e mezzo nella stessa condizione che però non ne sono a conoscenza.

Quali sintomi e i segni di diabete mellito si riscontrano?
Soprattutto:

Questi disturbi sono presenti soprattutto nel diabete di tipo 1 e compaiono improvvisamente;
al contrario nel diabete di tipo 2 questi sintomi non sono SEMPRE presenti e la malattia evolve lentamente nel corso degli anni, e compare quasi senza accorgersene, infatti il diabete di tipo 2 è spesso scoperto in maniera occasionale.

LE CRISI IPOGLICEMICHE [Continua a leggere...]

Cosa significa ipoglicemia?
Ipoglicemia è una parola formata dal prefisso “ipo” che significa «sotto», nel senso di quantità inferiore al normale, di “meno del normale” (spesso contrapposto al prefisso iper- (ipoglicemia, opposto a iperglicemia) mentre la parola “glicemia” significa “zucchero presente nel sangue”.
Quindi l’ipoglicemia accade quando non c’è abbastanza glucosio nel sangue.

Quali sono i valori normali della glicemia?
La glicemia non è sempre uguale nell’arco della giornata.
A digiuno, la concentrazione di glucosio nel sangue varia da 60 a 110 mg/dl.
Ovviamente si ha un rialzamento della glicemia dopo i pasti, perché introducendo cibo aumenta la quantità di glucosio che però, dopo due ore, torna nella norma, se non ci sono problemi.
Per questo esistono differenti valori di glicemia da considerare: a digiuno, dopo il pasto (postprandiale), ecc. e si misurano mediante un esame del sangue, facilmente effettuabile con dei kit portatili cosiddetti glucometri – sempre più tecnologici – che eseguono il controllo, in pochi secondi, su una goccia di sangue capillare prelevato dal polpastrello.

Quando si ha una crisi di ipoglicemia?
Quando la glicemia è inferiore a 60 mg/dl; in tal caso l’ipoglicemia provoca una serie di effetti e di sintomi, la maggior parte dei quali originata da uno scarso afflusso di glucosio al cervello, che ne riduce le funzioni (neuroglicopenia): e si può andare da un vago senso di malessere al coma e in casi rari alla morte.

E questo perché?
Perché il metabolismo del cervello dipende principalmente dal glucosio come fonte di energia.
Alcuni tessuti, come i muscoli, il fegato, i reni, l’intestino e perfino i globuli bianchi, immagazzinano una certa quantità di glicogeno come riserva cui attingere se la glicemia scende troppo; Il cervello invece non ha riserve di zuccheri e dipende interamente dal sangue per il rifornimento di glucosio necessario, che arriva ai neuroni e alle altre cellule nervose dai capillari. Perciò, quando la concentrazione di glucosio nel sangue diminuisce, il cervello è il primo organo a risentirne. L’importanza di fornire la necessaria quantità di glucosio al cervello è evidente dal numero e varietà di meccanismi (nervosi, ormonali e metabolici) che scattano appena la glicemia scende sotto il livello di guardia;

Sono frequenti le crisi ipoglicemiche?
Si! … L’ipoglicemia può avere origine da molte cause diverse, e può accadere a qualsiasi età.

Ne vanno più soggetti i pazienti trattati con insulina o con antidiabetici per bocca (ipoglicemizzanti orali)?
I soggetti trattati con insulina; più raramente quelli che usano le compresse di ipoglicemizzanti orali come le sulfoniluree e tra queste particolarmente la carbutamide, per la sua lunga attività nell’organismo.

Quali sono i primi sintomi più significativi?
Sudorazione molto intensa, tachicardia (battiti cardiaci veloci), agitazione, formicolii e/o perdita di sensibilità, mal di testa, perdita di coscienza.

E gli altri sintomi?
Lo stato d’ansia, a volte l’improvvisa smemoratezza, la difficoltà a concentrarsi, la vista sfocata, la fame e sete intensa, il pallore, tremolio, sonnolenza.

C’è un sintomo specifico “personale” per ogni diabetico?
Sì … ogni diabetico avverte l’ipoglicemia in modo diverso e caratteristico e, generalmente, ognuno inizia la propria crisi ipoglicemica sempre con lo stesso sintomo, che finisce con essere il suo “allarme” che lo avverte con un certo anticipo dello stato di ipoglicemia, ma i sintomi non devono mai essere sottovalutati in quanto prima o poi è possibile che si manifestino direttamente nella forma più grave, il coma, senza alcun avvertimento
Sforzi fisici e/o esercizi muscolari troppo intensi e imprevisti possono favorire l’ipoglicemia?
, le attività fisiche troppo intense o non abituali determinano un maggior consumo di glucosio nell’organismo causato dalle aumentate richieste energetiche per la fatica e lo stress.

E un errore nel dosaggio dell’insulina?
È forse la causa più comune dell’ipoglicemia, intendendo per errore sia il superdosaggio d’insulina sia la mancata o insufficiente assunzione di cibo dopo che il diabetico si è praticato l’iniezione d’insulina.
Anche un’iniezione d’insulina praticata in una zona in cui c’è lipodistrofia può provocare ipoglicemia?
Sì, è possibile… perché è un’anormale o degenerativa condizione del tessuto adiposo(grasso) sottocutaneo che determina un irregolare assorbimento o il mancato assorbimento o la distruzione locale dell’ormone.

L’eventuale assunzione di farmaci beta-bloccanti, di fenilbutazone, inibitori della monoaminoaminossidasi, può favorire una crisi ipoglicemica?
, se associati agli ipoglicemizzanti orali o all’insulina.

Si può prevenire l’ipoglicemia?
, con il corretto utilizzo dell’insulina e con un’opportuna distribuzione degli alimenti durante la giornata.

In caso di attività fisica intensa il diabetico può ridurre da solo i dosaggi di insulina?
Può, ma non è consigliabile. È più opportuno che sia il medico a suggerirgli la quantità di carboidrati o di zucchero che deve ingerire poco prima (anche ½ ora) o durante l’attività fisica, secondo il tipo di attività praticata.

Il tesserino di riconoscimento del diabetico è utile?
Utilissimo, anzi indispensabile, indipendentemente dalle possibili crisi iperglicemiche o ipoglicemiche. Deve essere sempre portato nel portafoglio.

COMA IPOGLICEMICO [Continua a leggere...]

Quando si arriva al coma ipoglicemico ?
Quando la glicemia scende rapidamente sotto 50mg/dl.

Si possono avere danni invalidanti?
Sì, e anche un imminente pericolo di vita o -più spesso- lesioni permanenti del sistema nervoso centrale, se il coma ipoglicemico dura molte ore.

Cosa si può fare nel PRIMO SOCCOSO D’URGENZA?
Al diabetico cosciente o soporoso, SOMMINISTRARE ACQUA E ZUCCHERO, almeno due o tre cucchiai da tavola.

Quando si deve somministrare?
Ai primissimi sintomi.
Un glucometro, che permette di misurare la glicemia e quindi differenziare un coma ipo da uno iperglicemico, può essere d’aiuto?
Sì… l’uso del glucometro permette di stabilire con esattezza il tipo di coma; anche se in realtà la differenza tra i due tipi di coma è tale che di norma in ambito familiare non è necessario;
Si arriva al coma repentinamente o con una progressione?
Generalmente il coma si manifesta nell’arco di una – tre ore; se il coma non si presenta entro questo tempo, il soggetto si riprende spontaneamente.

Se il PAZIENTE È GIÀ IN STATO D’INCOSCIENZA cosa si può fare?
Bisogna fare un’iniezione intramuscolo di glucagone e chiamare il 118 per ricoverarlo d’urgenza in Pronto Soccorso.

Che cos’è il GLUCAGONE e perché è importante?
Perché è un ormone che aumenta lo zucchero nel sangue e che serve nel trattamento degli episodi ipoglicemici gravi nei pazienti con diabete mellito trattati con insulina.

Come si usa il Glucagone?
Il suo nome commerciale è GLUCAGEN HYPOKIT, è un kit già predisposto che ogni diabetico insulinodipendente dovrebbe avere con sé, e soprattutto devono averlo quelli con rischio di ipoglicemia grave e non in buon controllo per l’instabilità delle glicemia o con episodi di ipoglicemia inavvertita.

Chiunque può somministrare il glucagone?
SÌ… È UN FARMACO SALVAVITA e la sua somministrazione -per iniezione sottocutanea o intramuscolare o endovenosa- può essere fatta da chiunque e perciò non richiede la presenza di un professionista sanitario (Livello della prova VI, Forza della raccomandazione B), anche se ovviamente sarebbe meglio fosse somministrato da un medico. Normalmente il paziente risponde alla terapia entro 10 minuti. Dopo che il paziente ha risposto alla terapia, si consiglia di somministrare zucchero per bocca al fine di ripristinare il glicogeno epatico e prevenire un’eventuale ricomparsa dell’ipoglicemia. Se però entro 10 minuti dall’iniezione di glucagone non si ottiene l’effetto desiderato, si deve somministrare glucosio per via endovenosa.

GlucaGenHypokit

GlucaGenHypokit può essere conservato a temperatura ambiente (non superiore a +25°C) fino a 18 mesi.
• Per tre anni se è conservato al riparo dalla luce, a contenitore sigillato e in frigorifero (tra +2°C e +8°C).
• GlucaGen, una volta ricostituito, deve essere utilizzato immediatamente dopo la preparazione.

Sia che la crisi capiti in casa sia che capiti fuori casa, è utile avere con sé un kit di pronto soccorso?
Sì, e deve contenere almeno 3-4 bustine di zucchero in polvere e una fiala di glucagone.

LE CRISI IPERGLICEMICHE[Continua a leggere...]

Cosa significa iperglicemia?
Iperglicemia è una parola formata dal prefisso “iper” che – in greco antico- significa “più del normale”, mentre la parola “glicemia” significa “zucchero presente nel sangue”.
Quindi iperglicemia significa che c’è troppo zucchero (glucosio) nel sangue.

Quando si ha una crisi di iperglicemia?
Quando lo zucchero aumenta troppo nel sangue, ma soprattutto quando aumentano i corpi chetonici ( acetone, acido acetacetico, acido beta- ossibutirrico) nel sangue, nell’urina e nel fiato espirato (alito acetonico).

A livello delle urine esiste quindi glicosuria e chetonuria?
Sì… una parte dell’eccesso di glucosio e corpi chetonici sono eliminati con le urine.

Le strisce reattive per il test del glucosio e dei corpi chetonici nelle urine possono rilevare tali parametri?
Sì, sono necessarie e li rilevano con estrema facilità.

In caso d’iperglicemia è opportuno ricoverare urgentemente il paziente in ospedale ?
Sì, soprattutto quando il sensorio si obnubila, l’alito diviene intensamente acetonico e odora di frutta marcia, il soggetto ha già perso peso in pochi giorni.

Quali sono i sintomi fondamentali?
Dimagrimento rapido, astenia (intensa stanchezza e debolezza muscolare), poliuria (emissione di urina in quantità maggiore di 2,5 Litri al giorno causata dal “richiamo” di acqua da parte del glucosio presente nelle urine), polidipsia (necessità di bere per compensare l’eccessiva eliminazione di acqua), polifagia (fame eccessiva, dovute all’incapacità delle cellule di metabolizzare il glucosio e quindi di “saziarsi”), chetoacidosi (aumento dei corpi chetonici con il cosiddetto “alito acetonico”), respiro profondo e veloce (dovuto al tentativo dell’organismo di espellere l’acetone volatile con la respirazione), pelle secca e sensorio obnubilato.

L’alito che sa di acetone si avverte facilmente?
Sì… ha un intenso e inconfondibile odore di frutta marcia.

Perché?
La mancanza d’insulina impedisce la normale utilizzazione di acidi grassi (lipidi) nel fegato che quindi li converte in corpi chetonici molto volatili che vengono eliminati attraverso i polmoni con il respiro.

Che cos’è la chetoacidosi?
E’è la complicanza, che si può riscontrare nei diabetici di tipo I e che può condurre al coma, dovuta alla notevole quantità di corpi chetonici (acido acetoacetico, acetone, e acido beta-idrossi-butirrico) nel sangue che provoca un’acidificazione del sangue (con la caduta del pH ematico fino a valori di 7).

Perché avviene?
La mancanza d’insulina impedisce la normale combustione (utilizzazione) dei lipidi (i grassi) nel fegato; da questi si formano, in presenza di un eccesso di glucagone, chetoacidi (corpi chetonici).

Che tipo di terapia va effettuata?
Troppo complessa perché sia qui descritta. Deve essere eseguita in ambiente ospedaliero per bloccare la formazione di corpi chetoacidi (chetogenesi) con insulina e glucosio, neutralizzare lo stato di chetoacidosi con alcalinizzanti, garantire un rapido riequilibrio idroelettrolitico, ecc. ecc.

COMA CHETOACEDOSICO (IPERGLICEMICO)[Continua a leggere...]

Come si diagnostica?
La diagnosi richiede la dimostrazione di iperglicemia, iperchetonemia e acidosi metabolica facilmente rilevabili al letto del paziente se le urine o il sangue risultano fortemente positivi al glucosio e ai corpi chetonici

Allora cosa fare di fronte a un coma chetoacidosico (coma iperglicemico)?
Chiamare il 118, valutare continuamente le funzioni vitali ed eventuale BLS fino all’arrivo dei soccorsi professionali.

Quanto tempo può durare il coma iperglicemico?
Anche 24-48 ore e più, se non convenientemente curato e purché il paziente sia ancora sensibile ai farmaci somministrati.

Esiste pericolo di vita?
Sì, sempre.

Gli errori di dosaggio di insulina sono sempre i più frequenti?
Generalmente sì, ma anche la condotta del malato che cambia le abitudini di vita, alimentari e di comportamento, senza un’adeguata modificazione della terapia, che solo il medico può eseguire.

La chetoacidosi è frequente nel bambino?
Non bisogna confondere la chetoacidosi del bambino non diabetico con quella da iperglicemia nel bambino diabetico: sono due problemi completamente differenti

Come può collaborare il bambino diabetico affinché quest’evenienza non si determini?
Il bambino diabetico può collaborare solo attenendosi alle prescrizioni. I maggiori responsabili di quest’evenienza sono i genitori o comunque chi segue il bambino diabetico, estremamente più sensibile di un adulto alla variazione dei rapporti tra alimentazione, insulina, ambiente e malattie infettive.