Bambini E Punture Di Insetti

Fastidiose e talvolta pericolose, le punture possono essere prevenute o gestite al meglio: ecco i consigli della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP).
Api, vespe e calabroni, zanzare… ma anche zecche e tafani, incontri frequenti in estate. Insetti fastidiosi che possono creare problemi soprattutto quando la loro “vittima” è un bimbo: le punture d’insetto sono dolorose, bruciano e danno prurito, e possono essere anche pericolose per il rischio di shock anafilattico se malauguratamente il piccolo è allergico alle sostanze iniettate da api, vespe, calabroni, ecc. Per i bambini l’estate è la stagione dei fastidi e dei “pericoli”. E per tenere al riparo i piccoli dalle insidie, i genitori cercano ovunque alleati: insetticidi, repellenti, pomate lenitive, ecc. Non sempre, però, ciò che si usa è adatto per l’infanzia. I consigli arrivano dalla Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP), che ha stilato alcune raccomandazioni per i genitori perché “con pochi accorgimenti è possibile evitare il problema o gestire al meglio le conseguenze di una puntura d’insetto e ridurne gli effetti negativi”. In primo luogo è necessario fare prevenzione:

  • Per prevenire le punture bisogna non usare lozioni o profumi sulla pelle (specie quelli con aromi floreali); e ciò soprattutto quando i bimbi giocano o praticano sport all’aperto, tenendo presente comunque che anche il sudore e l’anidride carbonica emessa col respiro attraggono gli insetti.
  • Essere molto prudenti e prestare molta attenzione ai repellenti cutanei antizanzare (vedi sotto alla voce “zanzare” )
  • Occorre poi insegnare ai bambini di non sostare in vicinanza di bevande o cibi –soprattutto se molto dolci- e, se si cucina o si mangia all’aperto, stare più attenti e non lasciare gli scarti in giro, ma chiuderli bene in contenitori per rifiuti
  • Molta prudenza in campagna e nei luoghi e nei periodi di maturazione della frutta o della vendemmia
  • Prudenza ancora maggiore serve vicino a luoghi dove ci siano nidi di vespe, calabroni o alveari di api
  • È bene spiegare ai bimbi di stare lontani e di non lanciare mai oggetti contro tali nidi e alveari che – soprattutto se sono nei pressi di casa – devono essere sempre eliminati da personale esperto
  • È anche opportuno insegnare ai bambini che qualora si ritrovassero in mezzo a uno sciame devono cercare di allontanarsi lentamente, perché i movimenti bruschi eccitano vespe e simili rendendole più aggressive

[Punture di... Zanzare...]

Per le gite in campagna o montagna è opportuno scegliere indumenti chiari, su cui è facile individuare gli insetti; sarebbe anche consigliabile scegliere abiti a maniche lunghe, pantaloni lunghi, calzini e scarpe chiuse, infilando il bordo dei pantaloni nelle calze se si cammina attraverso cespugli o erba incolta. Le stesse precauzioni per il vestiario valgono nelle zone tropicali e paludose, dove i bimbi devono essere coperti in maniera adeguata.

A casa accertarsi di non avere acqua stagnante in giardino, sistemare zanzariere alle finestre e magari sulla culla dei bambini e, se il luogo dove ci si trova non è stato “bonificato”, stare al chiuso al tramonto e all’alba quando il rischio di “punture” è maggiore. Gli insetticidi chimici dovrebbero essere evitati, perché possono provocare irritazioni agli occhi e alle vie respiratorie dei bimbi, se proprio si devono usare, è bene aerare la stanza prima di farvi sostare il bambino; mentre sono del tutto sicuri – in quanto a efficacia non si sa!- gli strumenti elettrici che emettono ultrasuoni.
All’aperto, si possono usare candele alla citronella, al geranio, ecc. o – ancor meglio- gli zampironi: sistemateli dove il bambino non possa raggiungerli.

Repellenti da stendere sulla pelle
Non si devono applicare su abrasioni e tagli e non vanno spruzzati sul viso, ma prima sulle mani e poi passati in volto. Circa l’80% dei prodotti in commercio è a base di Deet (dietiltoluamide), composto chimico registrato negli Usa più di 50 anni fa. La sostanza è considerata poco tossica, ma della sua sicurezza in età pediatrica si discute da anni. Sono tante le ragioni per cui si sconsigliano i prodotti a base di Deet, anche in basse concentrazioni, fino ai 3 anni di età, ma si raccomanda di limitare le applicazioni fino ai dodici anni. Precauzioni e limitazioni – circa l’uso pediatrico- compaiono anche sulle etichette dei prodotti ma “difficilmente i consumatori le leggono”. Al Deet esiste un’alternativa chimica, l’Icaridina (per es. è nell’Autan), che ha un profilo tossicologico più favorevole per l’infanzia, “ed è consigliata anche dall’Oms, ma non sotto i due anni”. Quindi non applicate repellenti sulla cute di bambini inferiori a 2 mesi e attenzione ai bambini al di sotto dei 2 anni.
In sintesi:

  • Per i più piccoli, fino ai due mesi, niente
  • Per i bimbi dai due ai sei mesi, usare ingredienti naturali: essenze di citronella, geraniolo, eucalipto, neem. L’efficacia è inferiore, ma sono meno problematici
  • Fra sei mesi e due anni si possono scegliere prodotti che contengano concentrazioni di DEET non superiori al 10 per cento, applicandoli non più di una volta al giorno
  • fra i due e i dodici anni si possono applicare non oltre tre volte al giorno. E una volta rientrati al chiuso, bisogna sempre lavare accuratamente le parti trattate.
  • Se la delicata pelle del bimbo viene punta, non usare ammoniaca: può bruciare la pelle, e neppure succo di limone che la rende fotosensibile facilitando le scottature ma usare ghiaccio o gel al cloruro d’alluminio al 5 per cento (ad es. MOST Gel Astringente) che toglie rapidamente il prurito scongiurando le infezione da grattamento e riduce il ponfo.

[Punture di... Api e Vespe...]

Che fare invece se il bimbo viene punto da un’ape o una vespa? Il veleno degli imenotteri contiene tossine e agenti infiammatori che causano dolore localizzato e gonfiore che svaniscono dopo poche ore. Alcuni, però, sono allergici ai costituenti del veleno e hanno reazioni più gravi che possono variare da un gonfiore più esteso fino allo shock anafilattico, potenzialmente letale. Per evitare lo shock indotto dalle punture, in caso di allergie note, portate sempre con voi una “penna” con adrenalina (vedi anafilassi). Dovreste anche munire il bimbo (o voi stessi se foste allergici) di un braccialetto o una piastrina che segnalano l’allergia. A parte dunque il caso di punture multiple o di una grave reazione allergica col rischio di shock anafilattico per cui bisogna andare subito al pronto soccorso, per la maggior parte delle punture è sufficiente un trattamento minimo, come un impacco freddo o una borsa del ghiaccio. È bene togliere subito il pungiglione premendo la pelle con le dita o usando una limetta smussata o un ago sterile, non le pinzette perché rischiano di spremere con facilità la sacca di veleno che nei primi due-tre minuti resta integra. Quindi fare impacchi con acqua fredda e poi, magari applicare una pomata antistaminica o cortisonica. Le punture di calabrone non sono più velenose di quelle di api e vespe, sono solo più dolorose. Se invece a pungere è un tafano, insetto che in genere “punge” mucche e cavalli, è possibile la trasmissione d’infezioni ed è frequente che la zona della puntura si infetti producendo pus: è quindi opportuno sia lavare con acqua e sapone sia disinfettare con un batuffolo imbevuto di alcol o un altro disinfettante, e medicare con una pomata antibiotica in caso di persistenza dell’arrossamento.

[Le Zecche...]


Sono parassiti esterni che si nutrono di sangue (ematofagi) di animali e dell’uomo, e possono essere pericolosi agenti di trasmissione di molte malattie infettive: la malattia di Lyme, l’ehrlichiosi, le febbri bottonose da rickettsiae, la tularemia, la febbre Q, la babesiosi e l’encefalite virale. Le zecche si trovano un po’ ovunque in campagna, non saltano e non volano sulle loro vittime, ma si appostano all’estremità delle piante aspettando il passaggio di un animale o di un uomo su cui si attaccano conficcando il loro rostro (apparato boccale) nella cute e cominciando a succhiarne il sangue. Il morso è generalmente indolore e non dà prurito perché emettono una sostanza contenente principi anestetici. Difficile quindi accorgersene, in genere ci si accorge solo quando la zecca ha succhiato sangue e si gonfia e “colora”. A quel punto va tolta con attenzione, un’operazione per nulla facile perché potrebbe restare la testa attaccata. Generalmente rimangono come parassiti nell’organismo dell’ospite per un periodo che varia tra i 2 e i 7 giorni e poi si lasciano cadere spontaneamente.

Prevenzione
Esistono alcune precauzioni per ridurre significativamente la possibilità di venire a contatto con le zecche, o perlomeno per individuarle rapidamente, prima che possano trasmettere una malattia. Le sostanze repellenti da spruzzare sulla pelle possono essere efficaci, ma non sono indicate per i più piccoli per i rischi di tossicità. Coloro che si apprestano a recarsi in aree a rischio dovrebbero:

  • vestirsi opportunamente, con abiti chiari che rendono più facile l’individuazione delle zecche, coprire le estremità, soprattutto inferiori, con calze chiare (meglio stivali), utilizzare pantaloni lunghi e preferibilmente un cappello
  • evitare di toccare l’erba lungo il margine dei sentieri, non addentrarsi nelle zone in cui l’erba è alta
  • terminata l’escursione, effettuare un attento esame visivo e tattile della propria pelle, dei propri indumenti e rimuovere le zecche eventualmente presenti. Le zecche tendono a localizzarsi preferibilmente sulla testa, sul collo, dietro le ginocchia, sui fianchi
  • trattare gli animali domestici (cani) con sostanze acaro repellenti prima dell’escursione
  • spazzolare gli indumenti prima di portarli all’interno delle abitazioni

Se individuate sulla pelle, le zecche vanno prontamente rimosse perché la probabilità di contrarre un’infezione è direttamente proporzionale alla durata della permanenza del parassita sull’ospite. Bisogna comunque tenere presente che solo una percentuale di individui è portatore di infezione.

Rimozione della zecca:
Per eliminarla ci si può rivolgere al medico oppure rimuoverla con una pinzetta:

  • la zecca deve essere afferrata con una pinzetta a punte sottili, il più possibile vicino alla superficie della pelle, e rimossa tirando dolcemente cercando di imprimere un leggero movimento di rotazione
  • durante la rimozione bisogna prestare la massima attenzione a non schiacciare il corpo della zecca, per evitare il rigurgito che aumenterebbe la possibilità di trasmissione di agenti patogeni
  • disinfettare la cute prima e dopo la rimozione della zecca con un disinfettante non colorato. Dopo l’estrazione della zecca sono indicate la disinfezione della zona (evitando i disinfettanti che colorano la cute)
  • evitare di toccare a mani nude la zecca nel tentativo di rimuoverla, le mani devono essere protette (con guanti) e poi lavate
  • spesso il rostro rimane all’interno della cute: in questo caso deve essere estratto con un ago sterile
  • distruggere la zecca, possibilmente bruciandola

Cosa non fare:

  • Non utilizzare mai per rimuovere la zecca: alcol, benzina, acetone, trielina, ammoniaca, olio o grassi, né oggetti arroventati, fiammiferi o sigarette per evitare che la sofferenza indotta possa provocare il rigurgito di materiale infetto

Alla rimozione della zecca dovrebbe seguire un periodo di osservazione della durata di 30-40 giorni per individuare la comparsa di eventuali segni e sintomi di infezione. Se dovesse comparire un alone rossastro che tende ad allargarsi oppure febbre, mal di testa, debolezza, dolori alle articolazioni, ingrossamento dei linfonodi, è importante rivolgersi al proprio medico curante. La somministrazione di antibiotici per uso sistemico nel periodo di osservazione è sconsigliata, perché può mascherare eventuali segni di malattia e rendere più complicata la diagnosi. Nel caso in cui, per altre ragioni, fosse necessario iniziare un trattamento antibiotico, è opportuno impiegare farmaci di cui sia stata dimostrata l’efficacia sia nel trattamento delle rickettsiosi che delle borreliosi.

[La malattia di Lyme (o borreliosi)...]


è una malattia di origine batterica trasmessa dalla zecche che colpisce prevalentemente la pelle, le articolazioni, il sistema nervoso e gli organi interni e che può manifestarsi con sintomi gravi, persistenti e, se non viene curata, assume un decorso cronico. L’agente patogeno, la Borrelia, è un batterio trasmesso all’uomo dalla puntura di zecche del genere Ixodes e forse anche dalle zecche del cane. I principali serbatoi dell’infezione sono rappresentati da animali selvatici (roditori, caprioli, cervi, volpi, lepri). Il Ministero della Salute ha aperto un registro per raccogliere tutti i casi che si verificano nel nostro Paese e risulta essere presente soprattutto in Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. Se diagnosticata rapidamente e trattata con antibiotici, nei bambini è quasi sempre curabile: al principio si manifesta con un’eruzione cutanea tipica (chiamata eritema migrante), nella zona della puntura il rossore si allarga diventando un anello più chiaro al centro che in genere sparisce entro pochi giorni dal trattamento. Spesso l’eritema è accompagnato da febbre, mal di testa, rigidità del collo, dolori muscolari e spossatezza. L’incubazione della malattia va da tre a quindici giorni ma talvolta arriva a un mese: perciò se un bimbo è stato punto da una zecca i genitori devono rivolgersi al medico e controllare, ogni giorno per 30-40 giorni, la pelle dove questa si era attaccata se compare un eritema di qualsiasi genere. La malattia non porta a sviluppare immunità, per cui l’infezione può essere contratta più volte nel corso della vita.