25 Giugno 2008 – Turisti intossicati sul Garda

Un grave episodio di infezione alimentare si è verificato ieri al Grand Hotel di Gardone Riviera. Una ventina, quasi tutti turisti inglesi che fanno parte di un gruppo di 300, le persone intossicate e ricoverate negli ospedali di Brescia, Gavando e Desenzano in isolamento. Tutta da verificare, invece, l’eventuale correlazione tra l’intossicazione, probabilmente da salmonella, e la morte di un turista inglese di 71 anni avvenuta nella notte tra domenica e ieri al Grand Hotel. Sono intervenuti Asl e Nas dei carabinieri, che in serata hanno sospeso l’attività delle cucine. La Procura ha aperto un’inchiesta. Per evitare contagi a Gavardo «precettata» un’ala nuova dell’ospedale per tutti i ricoverati. Ma la situazione migliora rapidamente: forse già oggi le prime dimissioni.
In totale sono più di venti le persone coinvolte nell’infezione da cibo registrata al «Grand Hotel» di Gardone Riviera. Le prime segnalazioni sono di domenica, ma la gran parte dei pazienti è stata ricoverata lunedì. All’ospedale di Desenzano sono arrivati in 4, mentre nel presidio di Gavardo sono approdati 17 contagia­ti, di cui tre in condizioni difficili, trasportati per sicurezza al Civile di Brescia. «La causa? Probabilmente salmonella» dice la dottoressa Mara Azzi, direttore generale dell’Azienda ospedaliera dì Desenzano. «Le analisi sono in corso – aggiunge la dirigente-, ma siamo portati a credere che si tratti di salmonella di tipo B.
È una forma piuttosto aggressiva, ma in sostanza non c’è da preoccuparsi, come dimostra il fatto che le prime persone colpite sono già in fase di recupero».
La maggior parte del lavoro è stata affidata ai medici dell’ospe­dale «la memoria» di Gavardo, che hanno dovuto improv­visare una sezione distaccata del reparto di medicina in un’ ala della struttura valsabbina recentemente restaurata, ma non ancora in uso.
DA NOI SONO state portate 17 persone – spiega il direttore sa­nitario Lucio Dalfini – quattordici sono rimaste, altre tre hanno preso la via di Brescia. In totale stiamo assistendo tredici turisti inglesi e un dipendente dell’albergo». Dato questo che confermerebbe la tesi secondo cui il focolaio dell’infezione sarebbe stato nell’hotel. «Ma la colpa non va data necessariamente al cibo – continua Dalfini -, perché per questo tipo di malattia il principio potrebbe essere rinvenibile anche in un portatore sano. Resta il fatto che abbiamo dovuto isolare i 14 ricoverati, perché il contagio avrebbe potuto diffondersi, seppur senza particolari livelli di pericolosità: solo per chi è già debilitato, come ad esempio alloro che hanno da poco subito un intervento chirurgico, ci sono rischi seri».
PER QUANTO ci riguarda comunque non c’è stata nessuna particolare emergenza, se non dal punto di vista logistico, perché trovare posto per tutti e avere a disposizione il personale necessario non è stato facile. Adesso stiamo puntando soprattutto sulla reidratazione dei pazienti, tutti in età avanzata, poi starà alla terapia anti­biotica debellare l’infezione. Non abbiamo ancora dimesso nessuno, ma potremo verosimilmente cominciare a farlo fra pochi giorni». E la morte del turista inglese? «Difficile credere che sia colpa della saimonella – conclude Dalfini – a meno che non sia una concausa, II corpo è comunque a disposizione dell’autorità giudiziaria, che probabilmente disporrà ulteriori accertamenti per fugare ogni dubbio».

Luca Cortini