05 maggio 2008 – Manerba. Lake’s Emergency: i più bravi da Odolo

Sì è conclusa ieri con un momento conviviale nella sede dei Volontari del Garda, a Salò, la due giorni di «Lake’s Emergency», l’esercitazione di protezione civile che per due giorni ha coinvolto ben diciotto associazioni di volontariato di tutta Italia in quella che si è configurata anche come una sfida tra i diversi sodalizi. La vittoria è andata ai volontari di Pronto Emergenza Odolo, che hanno preceduto i -colleghi- di Sos Valeggio e di Fraternità Segrate. Quarta la Croce Bianca di Brescia, sesta Valtenesi Soccorso, ottavo il Sarc Roncadelle.
Doppia esercitazione nella zona gardesana: a Desenzano i sub recuperano un finto annegato.
Tranquilli, era solo un manichino. Alla Rocca di Manerba è stato simulato lo schianto di un aereo con 38 feriti “Porto Emergenza”. Uno con una scritta così sulla schiena ti auguri proprio di non trovarlo: “Se la tenga a casa sua, l’emergenza”, verrebbe voglia di dirgli. Ma in caso di emergenza, uno con una scritta così sulla schiena è meglio trovarlo, perché si tratta di un volontario di un’associazione di Porto Mantovano dedita al soccorso, una delle diciotto presenti ieri e sabato a Salò e dintorni per l’esercitazione di protezione civile «Lake’s Emergency”.
E questa promossa dai Volontari del Garda non era l’unica iniziativa del genere ieri nella zona, perché in mattinata a Desenzano, nell’ambito del “Mese della sicurezza” voluto dall’Assessorato provinciale alla protezione civile, ad esercitarsi erano stati i «Sommozzatori del Benaco», impegnati nel recupero di un manichino nelle acque antistanti la diga foranea.
Sì, è proprio un manichino, se ne convince dopo un momento di vero spavento («Oh mio Dio!») anche una signora che insieme ad altri passeggia sul lungolago. La scena in effetti è realistica, tanto da poter indurre qualcuno a ritenerla reale: il furgone dei sommozzatori parcheggiato a pochi metri da riva, alcuni uomini in divisa, un gommone in acqua, due sub che scandagliano il fondale all’interno di un’area delimitata dalle boe. riemergendo di tanto in tanto.
A controllare da vicino che tutto si svolga per il meglio anche un’altra imbarcazione con a bordo gli assessori comunale e provinciale competenti, Paolo Abate e Corrado Scolari.
La barca, come risulta dal contrassegno appiccicato sul motore, ha come «garage» l’ormeggio numero 17 al porto della Zattera, ma non è proprio il caso di fare i superstiziosi, tanto in caso di emergenza…
Una voce via radio dal gommone: «Benaco 2 a Benaco 1, trovato l’annegato, chiediamo il permesso per il recupero». Subito accordato, ed ecco spuntare dall’acqua un uomo («Oh mio Dio!»), pardon un manichino con tanto di occhiali da sole e scarpe da trekking. Viene issato a bordo e portato a riva: missione compiuta, una di quelle che fortunatamente di rado i sommozzatori del Benaco, più spesso impegnati nell’assistenza a regate o manifestazioni in acqua, sono chiamati a compiere.
Ma quel che conta è essere addestrati e pronti ad intervenire, e le esercitazioni servono proprio per questo. Come spiega lo stesso Scolari «sul Garda la preparazione dei sub è particolarmente avanzata. A breve poi inizieremo a Brescia dei corsi per far conseguire ai sommozzatori il patentino di Protezione civile».
Mentre Benaco 1 e Benaco 2 tornano a riva, qualche chilometro più a nord, a Manerba, si va concludendo la «Lake’s Emergency». Qui i soccorritori, alla seconda giornata dell’esercitazione-sfida (gli equipaggi delle varie associazioni sono seguiti da vicino da tutor che valutano la loro prova per stilare una classificai sono alle prese niente meno che con un disastro aereo.
Le 18 squadre provenienti da tutta Italia, coordinate dal disaster manager- della centrale del 118 di Brescia Gino Tosi, si portano sotto alla Rocca, dove si presenta loro una scena da prima puntata della fortunata serie tv «Lost»; un velivolo si è schiantato, 38 persone sono rimaste ferite più o meno gravemente, ma fortunatamente nessuno resterà «prigioniero» su un’isola…
Dopo il briefing conclusivo i soccorritori tornano alla base.
Ci si racconta come è andata, si con­frontano le diverse esperienze, le «cavie» (cioè i finti feriti) si ripuliscono dal sangue e dalle, botte disegnate dai truccatori. È l’ora del pranzo, un ottimo spiedo servi­to grazie alla squisita (è proprio il caso di dirlo) ospitalità dei Volontari del Garda guidati da Gianfranco Rodella. Non resta che aspettare le premiazioni, per scoprire che i più bravi nell’applicate i protocolli di soccorso e nell’utilizzare i presidi sono stati i volontari di Pronto Emergenza Odolo; bravissimi anche quelli della Croce Bianca di Brescia, quarti. La due giorni è conclusa, la scrit­ta «Porto Emergenza» sulla schiena non spaventa più nessuno.

Alessandro Carini