02 Gennaio 2007 – Salò: conclusi i lavori di ripristino della nuova imbarcazione

«Volga 2026», tutto pronto per il battesimo nelle acque… lacustri

Salò – «Volga 2026», la nuova barca dei Volontari del Garda, è pronta al varo. Proprio in questi giorni gli uomini del Gruppo presieduto da Gianfranco Rodella stanno portando a termine l’allestimento del mezzo, montando le nuove attrezzature e organizzando l’inaugurazione, in programma per il prossimo febbraio. Nello specifico si tratta di una «Nelson Launch» con scafo in vetroresina, lunga 12 metri e mezzo, donata ai Volontari dalla Guardia Costiera.
La barca, parecchio «acciaccata» dopo anni di attività nella Capitaneria di Porto di Genova, era giunta sul Garda l’estate scorsa, dopo un viaggio notturno da trasporto eccezionale. «Nonostante l’età ed i numerosi maquillage a cui era stata sottoposta – scrivono i Volontari del Garda nel loro sito internet – conservava ancora la dignità ed il portamento di una signora, abituata al mare e ai suoi umori, a venir condotta da fior di comandanti in interventi anche molto complicati, dove si doveva fare in fretta e bene se si voleva portare a casa la pelle».
Ormai inutilizzata dalla Guardia Costiera, la barca rinascerà a nuova vita sul Garda, dove sarà utilizzata come unità di ricerca e recupero subacqueo. In questi mesi i volontari di Salò l’hanno rimessa a nuovo, sistemando una vecchia falla mal riparata, grattando la ruggine dalle componenti metalliche, sostituendo l’impianto elettrico, rimuovendo la vernice consumata e piena di sale che la ricopriva. Ora, sei mesi dopo il suo arrivo a Salò, la barca è ringiovanita e presto sarà rimessa in acqua. L’inaugurazione è prevista per il prossimo febbraio.
Su «Volga 2026» troveranno collocazione le nuove tecnologie per la ricerca subacquea di cui si sono dotati i Volontari del Garda. Si tratta di un sistema sonar e del Rov («Remote operating vehicle»), un robot teleguidato e dotato di telecamere. Il sonar è un «Tritech Seaking», in grado di scandagliare i fondali per un raggio di 300 metri.
È inoltre dotato di due sistemi per l’individuazione di grossi obiettivi a largo raggio (con una definizione non molto accurata) e per scovare obiettivi minori a piccolo raggio (con definizione ottimale). Il sonar è dotato di una pinza manipolatrice per il recupero degli obiettivi individuati.
Il sistema può operare fino a 370 metri di profondità ed è in grado di scandagliare un’area di fondale di 150mila metri quadrati.
Il Rov si muove in acqua tramite il controllo remoto di un operatore, posto a terra o su un’imbarcazione, e ha due telecamere e un sonar per individuare obiettivi distanti fino a 50 metri. Con la ricerca combinata sonar-Rov l’operatività in profondità aumentano esponenzialmente, mentre i tempi di copertura delle aree da controllare si riducono.

Simone Bottura