26 Gennaio 2007 – Tragedia a Salò. Drammatico incidente sul lavoro.

Ieri pomeriggio in un cantiere edile nei pressi del cimitero, vittima un muratore di origine kossovara. Cade dall’impalcatura, muore a 24 anni.

Il giovane è precipitato da non più di tre metri, ma un chiodo gli si è conficcato nella tempia. Ennesimo drammatico incidente sul lavoro in un cantiere edile di Salò. Ieri pomeriggio, alle ore 16, un muratore 24enne kossovaro è morto cadendo dal balcone di un edificio in fase di ampliamento. Un volo di tre metri, che avrebbe potuto risolversi solo con qualche abrasione.
E invece la caduta non gli ha lasciato scampo, perché il giovane è finito proprio su un lungo chiodo, conficcatosi nella sua tempia. Un compagno, vedendolo a terra, lo ha soccorso, chiamando il 118.
I medici e gli operatori dell’eliambulanza, prontamente intervenuti, non hanno potuto far nulla per salvarlo. Alle 18 il corpo è stato trasportato nella camera mortuaria dell’ospedale di Gavardo, a disposizione dell’autorità giudiziaria. In serata i carabinieri della stazione locale, guidati da Alfredo Negro, stavano interrogando il responsabile del cantiere, Alessandro Bonelli, e i quattro muratori presenti.
Di Arsim Shabami, questo il nome dello scomparso, si conosce soltanto il luogo di residenza, come risulta dal documento di identità (Roma, via Dandolo 10). Ma pare che abitasse dalle parti di Rovato e avesse iniziato il lavoro nei giorni dell’Epifania. Il vecchio edificio, su piani sfalsati, è situato a pochi metri di distanza dal cimitero monumentale di Salò.
Appartiene alla srl Capandra, che lo sta ampliando, per trasformarlo in un condominio («Il ciliegio») da cinque appartamentini.
Lo studio Bazzoli, forse della città (nessun nome di località viene indicato sul cartellone esterno), ha redatto il progetto, e dirige l’intervento, cominciato nel settembre 2005, interrotto e poi ripreso.
Ultimazione prevista: aprile 2007.
Impresa esecutrice: P.L. Costruzioni. La squadra di cottimisti, per un certo periodo impegnata in un altro cantiere sul lago, avrebbe dovuto staccare alle ore 17, visto il buio incombente.
Arsim si trovava su un balcone, delimitato da un parapetto in legno, a circa sei metri di altezza dal suolo.
Nessuno lo ha visto cadere sulla terrazza del piano terra.
Il primo dei compagni accorso ha cercato di sollevarlo, togliendogli il lungo chiodo, conficcato nella tempia. Poi ha chiamato aiuto. Sfiorando gli alti cipressi, il pilota dell’eliambulanza è riuscito ad atterrare sulla lunga e stretta striscia rettangolare dinanzi al cimitero, adibita a parcheggio.
Ma il medico non ha potuto che constatare il decesso. Arsim non aveva le cinghie di protezione, e nessuno ha saputo spiegare con certezza per quali motivi sia caduto.
Solo dubbi e interrogativi. Malore? Un movimento falso, dovuto magari a imperizia? Uno scivolone? O che altro? Qualche istante prima, uno dei muratori ha dichiarato di averlo visto appoggiato al parapetto in legno, che però, al momento del sopraluogo dei carabinieri, era intatto. Il kossovaro non lo ha insomma sfondato, facendo così balenare l’ipotesi di uno scavalcamento o di un volo dovuto ad una perdita di equilibrio.
Il volo di tre metri avrebbe potuto costargli poco o nulla (escoriazioni, nella peggiore delle ipotesi una frattura). Ma il 24enne ha avuto la disavventura di finire proprio su un chiodo da carpentiere, che lo ha trafitto alla tempia.
Le indagini in corso e l’eventuale autopsia (la decisione verrà presa dal magistrato di turno) cercheranno di chiarire le circostanze dell’ennesima morte bianca. Al di là delle cause, rimane il dramma di un lavoratore giunto dall’Est per guadagnare uno stipendio in maniera onesta, e che, dopo avere vissuto a Roma, si è trasferito nella nostra provincia, dove le occasioni di trovare occupazione non mancano.
Ma per la sicurezza è un altro.

Sergio Zanca