23 settembre 2007 – In azione a Punta S. Vigilio i Volontari del Garda

Relitto a -180 metri: recupero «record»

Recupero da record per i Volontari del Garda. Il Nucleo sommozzatori del gruppo salodiano di Protezione civile ha eseguito nelle acque veronesi antistanti Punta San Vigilio il recupero di un’imbarcazione, affondata in agosto, che si trovava a 180 metri di profondità.

«Questo intervento – assicurano i volontari – costituisce un primato assoluto per il Garda. Nessuno prima d’ora aveva recuperato un’imbarcazione a questa profondità». L’unico intervento simile fu messo in opera un paio d’anni addietro dal videoreporter ed «esploratore degli abissi» Angelo Modina (allora la barca recuperata si trovava a 128 metri).

Il natante ripescato dai volontari, di proprietà di un noleggiatore bresciano, era affondato durante una lagheggiata; altre imbarcazioni che si trovavano nei paraggi avevano recuperato i naufraghi prima che la barca venisse risucchiata dal lago. Da allora il relitto, uno scafo di 7 metri con motore fuoribordo, giaceva su un fondale fangoso al largo di Punta San Vigilio.

L’operazione ha richiesto tre uscite preliminari più quella per il recupero vero e proprio ed ha visto l’impiego sul campo delle nuove attrezzature di cui è dotata Volga 2026, una lancia di 12,50 metri donata ai Volontari del Garda dalla Guardia Costiera.

Il mezzo nautico è attrezzato per la ricerca e il recupero sui fondali del lago ed è equipaggiata con un sistema integrato sonar-telecamera e un mezzo teleguidato dalla superficie (Rov), dotato di telecamera e pinza per la visione degli obiettivi sommersi ed eventualmente il loro «aggancio» in funzione del recupero.

«Questo intervento – concludono i Volontari del Garda – ha rappresentato un test per verificare l’efficacia delle nuove attrezzature, operative dal febbraio scorso, ed apre la strada ad un nuovo modo di intendere l’esplorazione dei fondali del lago per ogni tipologia di ricerca. Con le nuove tecnologie di cui si è dotato il gruppo è possibile ispezionare vaste aree di fondale, a qualsiasi profondità».

Il sonar a disposizione dei volontari è il Tritech Seaking, in grado di scandagliare i fondali per un raggio di 300 metri; è dotato di una pinza manipolatrice per il recupero immediato degli obiettivi individuati. Il braccio operativo del sonar è il Rov, un robot in grado di muoversi in acqua tramite il controllo remoto di un operatore, che si trova su un’imbarcazione.

Il robot, collegato alla centrale operativa tramite un cavo ombelicale di 400 metri, è dotato di due telecamere basculanti, a prua e a poppa, oltre che di un piccolo sonar per l’individuazione di obiettivi relativamente vicini (fino a 50 metri) e di sei motori elettrici. Anche il Rov dispone di una pinza manipolatrice per il recupero di oggetti.

Simone Bottura