24 novembre 2006. Il sismologo spiega nel dettaglio che cosa accadde il 24 novembre 2004

Tecnicamente un terremoto è un movimento oscillatorio del terreno causato dal passaggio di onde che si originano in profondità. Tale energia è sprigionata da movimenti profondi della crosta terrestre, che si rompe e «scivola» lungo le superfici di rottura, le cosiddette «faglie».
Anche nell’area gardesana sono presenti faglie che si intrecciano in profondità. La principale, responsabile del terremoto del 2004, è la cosiddetta faglia del Ballino, che si estende lungo l’asse del Garda settentrionale.
Più a sud, un ramo di questa faglia entra nel golfo di Salò, tagliandolo in due parti, una a nord che tende al sollevamento, l’altra a sud che tende ad abbassarsi, scendendo a formare il sottosuolo roccioso della Valtenesi.
«La faglia Garda-Ballino – spiega il geologo Vincenzo Ceschini – provoca uno spostamento di 2 millimetri ogni mille anni, con i Lessini ed il Baldo a far da monolite. Questi 2 millimetri sono compensati da 0.50 millimetri di fenomeni carsici. Il quadro scientifico che deve essere tenuto presente è per certi aspetti rassicurante, nel senso che ci possono essere terremoti, ma che sono decisamente da escludere eventi particolarmente catastrofici».
Il sistema tettonico strutturale della «Linea delle Giudicarie», che si estende in prevalenza in direzione nordest-sudovest, lungo la faglia del Ballino, si sviluppò tra il Miocene (tra i 20 e i 5 milioni di anni fa) e il Pliocene (tra i 3 e gli 1,8 milioni di anni fa)
La situazione tettonica al presente – scrive il geologo Piero Fiaccavento, (FOTO) direttore della stazione sismica salodiana Pio Bettoni, nel volume dedicato al terremoto del 1901 – è ben lungi da un assestamento definitivo e le situazioni strutturali sono ancora soggette a movimenti per cui dalle faglie attive, come quella del Ballino, possono sprigionarsi nel tempo energie vibranti sotto forma di terremoti.
Non sappiamo né come né quando. Per prevenire più gravi conseguenze restano strategici e ineluttabili il monitoraggio costante del territorio, gli studi delle geodinamiche e la costruzione di edifici con criteri antisismici».
Il movimento tellurico del 2004, oltre ai danni che tutti conosciamo, provocò anche frane subacquee, crepe superficiali parallele alla linea di costa, fenomeni di liquefazione del sottosuolo, formazione di piccole onde anomale dirette verso riva nel golfo di Salò.
«Il punto ipocentrale – si legge in una relazione di Fiaccavento – era collocato ad una profondità di circa otto chilometri e la scossa si è propagata in superficie con un andamento a forma di imbuto.
Una conseguenza della propagazione dell’onda sismica proveniente da nord e diretta verso le acque del golfo salodiano, è stato l’innalzamento della superficie del lago al centro del golfo stesso, con un successivo sprofondamento delle acque che ha innescato delle onde anomale verso riva.
La costa ha subito nel tratto del lungolago salodiano due azioni dinamiche: una proveniente da monte verso il lago e una da lago verso monte. Varie sono state le conseguenze di questa doppia azione: si è verificato un franamento subacqueo avvenuto davanti a palazzo Martinengo, a Barbarano; la formazione di crepe superficiali parallele alla linea di costa, equivalenti a quelle del terremoto del 1901, soprattutto nei pressi del municipio; fenomeni di liquefazione del sottosuolo con risalite di sabbie; l’inclinazione di due gradi della nuova passeggiata a lago di Salò con lieve slittamento verso lago della piazza La Serenissima».

Simone Bottura.